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Rifatti e scontenti: la scelta del chirurgo

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Rifatti e scontenti: gli errori in chirurgia estetica

a cura di Roberto Melone, Anna Fata, e Aldo Garlatti

Che cosa succede quando i piccoli o i grandi interventi “non riescono bene”? Quali sono i problemi più comuni, e che cosa si può fare? Zoom su casi e rimedi con il chirurgo estetico, lo psicologo, e l’avvocato.

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Quando il chirurgo sbaglia: la parola all'avvocato

La scelta del paziente
Con la crescente diffusione e popolarizzazione della chirurgia estetica, dovuta in parte anche alla sempre più pervasiva cultura del gossip e delle celebrità, la selezione del paziente sta diventando sempre di più un fattore critico dell’intero processo chirurgico. Di Anna Fata.

L’anima nasce vecchia e diventa giovane. Ecco la tragedia della vita.
Il corpo nasce giovane e diventa vecchio. Ecco la tragedia dell’umanità
Oscar Wilde

Unica - in quanto iniziata dal paziente in base alla sua auto-diagnosi - la chirurgia estetica si inserisce in un campo psicologico variegato ed estremamente complesso, ed è in grado, forse più di qualunque altro tipo di chirurgia, di suscitare reazioni emotive molto intense, a volte perfino estreme. La selezione del candidato deve perciò comprendere un’attenta valutazione psicologica da parte del medico, condotta attraverso l’analisi del comportamento generale e della personalità del richiedente, il riconoscimento del reale motivo della domanda di chirurgia, e la capacità di distinguere gli indicatori prognostici negativi e positivi. L’acume diagnostico richiede l’abilità di riconoscere anche i segnali più sottili, che possono però suggerire l’esistenza di problemi potenziali. 

Un caso a sé: la dismorfofobia
A differenza dei normali tratti della personalità e delle comuni preoccupazioni circa il proprio aspetto, l’ansia che caratterizza la dismorfobia è eccessiva ed è associata a significativi disadattamenti nell’ambito sociale, professionale, o in altri ambiti della vita. La dismorfofobia è un disturbo psichiatrico nel quale il difetto oggetto di ansia è immaginario o lieve, può riguardare tutto il corpo o una sua singola parte come la pelle, il naso, gli occhi, i capelli, le orecchie, i seni o i genitali. La maggior parte degli individui con disfmorfofobia descrive la propria ansia come “tormentosa” o “devastante”, difficile da controllare. Spesso questi soggetti passano ore intere, ogni giorno, a pensare al proprio difetto, a come nasconderlo con il trucco, l’abbigliamento, la posizione del corpo. Talvolta chiedono con insistenza di essere rassicurati sull’esiguità della loro imperfezione, e quasi sempre sono convinti che gli altri la notino e la osservino. La disfmorfofobia inizia in genere nell’adolescenza ma può restare non diagnosticata per anni. La sua distribuzione, secondo la letteratura, è paritaria nei due sessi, anche se donne e uomini mostrano preoccupazioni diverse che riguardano parti diverse del corpo. Per esempio, le donne sono tendenzialmente più preoccupate del peso e della dimensione dei fianchi, negli uomini sono invece più comuni le preoccupazioni che riguardano i capelli e la dimensione dei genitali. La dismorfofobia può essere associata ad altri disturbi, per esempio con la bulimia, il disturbo da panico o da ansia, soprattutto nelle donne; tuttavia, essa può manifestarsi in molti altri disturbi psichiatrici, comprese la schizofrenia, la depressione, la psicosi ipocondriaca, le nevrosi gravi.

Esistono molte personalità diverse e modi di comportamento diversi, la cui categorizzazione non implica l’anormalità, anzi: alcuni tratti associati ad alcuni tipi di personalità possono essere utili e adattativi, in quanto consentono al soggetto di tollerare l’ansia, risolvere i problemi, e affrontare con successo una varietà di stress connessi alla vita di tutti i giorni. Tuttavia, i pazienti che hanno alcuni tipi particolari di personalità possono non essere adatti alla chirurgia plastica, e in generale i pazienti con disturbi della personalità richiedono maggiore attenzione perché questo tipo di problema può essere associato a complicazioni psichiatriche.

Il paziente maschio
Sbaglia chi crede che gli uomini siano meno “problematici” delle donne; sebbene sia meno probabile che un uomo si rivolga alla chirurgia plastica, quelli che la cercano rappresentano una proporzione assai significativa dei problemi che un chirurgo plastico si trova ad affrontare nella sua vita professionale. Si consideri, a titolo di esempio, che al contrario delle donne, i pazienti di sesso maschile sembrano mancare di un chiaro concetto del proprio corpo e di una consapevolezza profonda e radicata del loro aspetto fisico. Ne risulta che spesso faticano ad articolare i loro obiettivi e a chiarire quale risultato estetico si aspettano effettivamente dalla chirurgia. Inoltre, alcuni autori ritengono che i pazienti maschi siano in linea di massima meno stabili sotto il profilo psicologico, e mostrino un maggiore numero di tratti patologici. Per evitare i problemi con gli uomini, alcuni autori ritengono che sia indicato applicare concetti estetici diversi; per esempio, nella rinoplastica, può essere utile un approccio più conservativo, con minori resezione e correzione.

La corretta selezione del paziente di chirurgia plastica deve iniziare con una visione per quanto possibile chiara della sua psicologia, nella quale la motivazione è forse la parte più importante. Le ragioni per le quale il paziente si rivolge al chirurgo plastico sono tanto numerose quanto lo sono i pazienti, e non tutte le ragioni, come non tutti i pazienti che richiedono la chirurgia, sono adeguate a essere accolte.

La motivazione può derivare da fonti diverse; secondo alcuni studi, i pazienti che richiedono la chirurgia plastica sono motivati sia da pressioni interne, sia da pressioni esterne. Non tutte le motivazioni - interiori o esterne - sono appropriate per la chirurgia, e molti esempi di motivazioni esterne richiedono una valutazione più accurata. Il desiderio di compiacere gli altri (il marito, i parenti, l’amante, gli estranei) spesso deriva dalla credenza infondata che una variazione nell’aspetto fisico produrrà risultati quali salvare un matrimonio o migliorare una relazione; naturalmente questa speranza è raramente vera, e può indicare che nel soggetto è all’opera un problema più serio e profondo. Inoltre, i pazienti che vengono spinti alla chirurgia plastica dalla pressione di altri soggetti possono essere passivi rispetto alla procedura, e pertanto non sono candidati adatti a riceverla. Il paziente adatto è attivo nella decisione di rivolgersi alla chirurgia, e non è influenzato da altri. Molte ricerche hanno infatti dimostrato che l’intensità della motivazione è correlata negativamente con il dolore post-operatorio, e positivamente associata con una ripresa post-operatoria più rapida e con la soddisfazione riguardo al risultato ottenuto.

La bellezza al lavoro
La ricerca della chirurgia plastica per migliorare la propria vita professionale spesso produce più delusioni che soddisfazioni; infatti, a dispetto della nozione comune che le persone più attraenti hanno più successo, l’utilizzo della chirurgia estetica come mezzo per questo fine è, in un certo senso, perverso. Al contrario, se il paziente è consapevole che il miglioramento estetico non garantisce un maggior successo professionale, potrà far uso in modo molto più efficace del proprio aspetto migliorato.

I pazienti che citano motivi interni per la richiesta di chirurgia plastica sono considerati, in genere, buoni candidati. Queste motivazioni possono essere descritte come emozioni a lungo provate riguardo alle proprie imperfezioni fisiche, e in genere sono associate a un forte impegno rispetto al cambiamento del proprio aspetto. Tuttavia, la definizione di difetto o imperfezione è molto diversa tra i pazienti, e richiede una spiegazione individualizzata. Una condizione che appare molto lieve e poco significativa al chirurgo può sembrare molto diversa al paziente che la vive, e la linea che separa un difetto o una mancanza oggettivi da un difetto o una mancanza percepiti è spesso indefinita. Non esiste una relazione proporzionale e lineare tra l’imperfezione in sé e l’attitudine mentale che essa provoca nel paziente.

I candidati alla chirurgia plastica che hanno una motivazione interna adeguata talvolta sembrano mancare di adattamento a una particolare situazione; lo stato psicologico riflette un difetto fisico definito, e la correzione chirurgica apporta sollievo all’ansia. Questo caso è molto diverso da quello del paziente per il quale l’imperfezione è l’unico oggetto di attenzione, e una volta corretta quella della singola regione anatomica, il paziente trova velocemente un altro sintomo nel quale incanalare la sua nevrosi.

Le impressioni basate sul comportamento e sulla personalità non sono in grado di garantire l’adeguata selezione del paziente e quella ricavata dai motivi interni espressi e quella iniziale potrebbero far apparire un paziente inadatto come candidato appropriato per la chirurgia. Tuttavia, quando questo metodo di analisi fallisce, il medico può ancora valutare la storia personale del paziente e trascorrervi insieme un tempo sufficiente a consentire a quest’ultimo di esporre gli indicatori diagnostici utili per classificarlo.

Gli indicatori diagnostici positivi in un paziente comprendono i seguenti aspetti:

  • l’imperfezione è chiaramente osservabile sia per il paziente, sia per il medico;
  • l’imperfezione è di entità limitata, e il paziente ha pianificato la correzione chirurgica per molto tempo;
  • l’aspetto fisico è importante per la vita professionale;
  • il paziente, emotivamente stabile, sta invecchiando e desidera sembrare più giovane.

Gli indicatori diagnostici negativi comprendono invece i seguenti aspetti:

  • il paziente ha una storia di ripetute malattie psichiatriche e assume farmaci specifici. Questo gruppo, tuttavia, non include tutti i pazienti psichiatrici, infatti un numero relativamente importante di pazienti con malattia psichiatrica è adatto alla chirurgia plastica, e in grado di ricavarne notevoli benefici psicologici. Tuttavia, i pazienti ripetutamente ammessi nei centri di terapia psichiatrica possono non essere emotivamente stabili e avere una visione illusoria della chirurgia estetica;
  • i pazienti “polichirurgici”: si sono già sottoposti a numerosi interventi e ogni volta ne sono stati insoddisfatti. Spesso tentano di sedurre il chirurgo con poca esperienza cercando di convincerlo ad accettare il loro caso come una sfida alle proprie capacità tecniche. Per questi soggetti non è difficile diventare dipendenti dall’anticipazione, l’eccitazione e dall’attenzione che ricevono in quanto pazienti di chirurgia plastica, tuttavia la sensazione di estremo benessere che provano non è durevole, e una volta superato il picco della felicità più selvaggia la loro vita ritorna alla normalità, tutti i problemi quotidiani si ripresentano con immancabile puntualità, e un nuovo intervento diventa necessario, irrinunciabile… ;
  • il “surgeon shopper”. Anche se il consulto tra paziente e chirurgo è molto utile per consentire al primo di confrontare prezzi, tecniche, esperienze e ambiente operatorio, il paziente che è ancora indeciso dopo aver consultato 2-3 professionisti è quasi sempre un paziente “difficile”, e alla fine risulta sempre insoddisfatto del risultato ottenuto;
  • il paziente che considera la correzione di un difetto la soluzione di tutti i suoi problemi; in genere si tratta di soggetti con un disturbo psichiatrico latente, che diventa evidente solo dopo la chirurgia. L’esame accurato della storia medica e psicologica di questi soggetti dovrebbe rivelare al medico la presenza di uno o più stressors significativi che il paziente ha imparato, in modo adattivo, a convogliare verso un difetto fisico personale;
  • il paziente non ha meditato attentamente e profondamente l’intervento chirurgico per un tempo sufficientemente lungo. La decisione di ricorrere alla chirurgia plastica sulla base di un impulso può essere indice di mania o di impulso isterico.

A dispetto dell’assenza di una procedura consolidata per lo screening preoperatorio dei pazienti, sono disponibili vari metodi di valutazione, tra i quali il più prudente è la valutazione formale psicologica o psichiatrica. Tuttavia, questo metodo deve essere riservato a pazienti psicotici o emotivamente instabili; questa forma di analisi di ogni paziente risulta infatti poco pratica, costosa, disturbante. Inoltre, alcune particolari forme di test possono rivelarsi inefficaci, e più di uno studio ha dimostrato che certi test, per esempio il Minnesota Multiphasic Personality Inventory, o MMPI, non sempre forniscono risultati coerenti o riescono a individuare i soggetti psicopatologici.

Forse il modo più efficace per stabilire l’adeguatezza psicologica del paziente per la chirurgia plastica è semplicemente di trascorrervi del tempo insieme, raccogliendo informazioni. Un chirurgo estetico esperto e acuto, come qualunque altro medico, è tenuto a dedicare una parte del proprio tempo a valutare la condizione familiare del paziente e la sua storia medica e chirurgica. La conoscenza di qualunque possibile allergia, farmaci assunti, abitudine al fumo e al consumo di alcolici o stupefacenti sono altrettanti fattori importanti per identificare l’impatto specifico di potenziali complicazioni - per esempio l’assunzione di aspirina o la possibilità di operare un paziente con una cardiopatia importante. Inoltre, uno studio attento del paziente testimonia attenzione per il soggetto nel suo aspetto totale, un fattore che può dare sollievo all’ansia e migliorare la comunicazione. In nessun caso il chirurgo dovrebbe “vedere” il paziente come un mero cliente cosmetico.

Le domande rivolte al paziente per verificarne l’adeguatezza psicologica dovrebbero essere open-ended, per lasciargli la possibilità di fornire risposte elaborate e informative. Porre domande aperte, per esempio: “Da quanto tempo pensava a questo cambiamento?”, piuttosto che domande dirette, per esempio: “Perché vuole sottoporsi a questo intervento?”, può di fatto rivelare molte più informazioni riguardo a questioni quali le motivazioni del paziente e il suo benessere psicologico. Inoltre, la domanda aperta è meno minacciosa e offre maggiori opportunità di ampliare il campo di indagine. Altre domande importanti potrebbero essere: “Lei ritiene che questo intervento renderà gli altri aspetti della sua vita diversi e migliori?” oppure: “Qualcun altro le ha richiesto di sottoporsi a questo intervento?”. È importante anche informarsi sulla vita attuale del paziente, spesso collegata alla sua condizione psicologica. Inoltre, le domande riguardanti il tipo di lavoro svolto e la soddisfazione professionale possono fornire informazioni vitali al chirurgo intento a valutare l’adeguatezza psicologica del paziente.

Una volta ottenute le informazioni sul paziente, il chirurgo deve essere in grado di rispondere a queste quattro domande di base:

  • che cosa specificamente vuole il paziente?
  • perché vuole questo intervento?
  • perché lo vuole adesso?
  • perché ha scelto me come chirurgo?

Il processo di raccolta delle informazioni e di analisi del paziente dovrebbe consentire al chirurgo di identificare le sintomatologie pericolose e le risposte non realistiche. Ovviamente, il chirurgo è tenuto alla sincerità più totale, e deve chiarire nel dettaglio che cosa il paziente può o non può ottenere dall’intervento. In definitiva, il paziente deve essere condotto verso un accordo di mutua responsabilità. Infine, la presenza del coniuge o di un genitore è talvolta utile per evitare problemi decisionali e per verificare la genuinità della motivazione del paziente.

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