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Donne sull'orlo del settimo cielo

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a cura di Luisella Del Bosco, Alessandro G. Littara e Nada Loffredi

Hai un disturbo sessuale? L’industria farmaceutica si augura di sì. Dal disinteressse dei tempi andati alimentato da un’ignoranza scientifica tanto colpevole quanto ingenua (il 43% delle donne soffrirebbe di disturbi della funzione sessuale, contro il 31% degli uomini…) si sta passando oggi ai tentativi di trasformare la vagina in una vera e propria officina del sesso in cui si stimola, si lubrifica, si vasodilata, si supplementa… L’arsenale medico arrota le unghie sui farmaci e si specializza nell’indagine clinica a monte - leggete per esempio che cosa succede alle pazienti delle irrequiete sorelle Berman:

sessuologia telegenica. Laura Berman (terapeuta sessuale) e sua sorella Jennifer (urologa) dirigono la Female Sexual Medicine Clinic presso la University of California di Los Angeles. Convinte che sia indispensabile uscire dagli anni bui pre-Viagra in cui il medico si limitava a chiedere alle donne se provavano dolore durante i rapporti (e se la risposta era “no” allora andava tutto bene), le sorelle Berman hanno sposato l’indagine scientifica e il trattamento combinato farmaci-terapia sessuologica. In una tipica visita alla loro clinica, alle pazienti viene inserito nella vagina una specie di tampone elettronico che misura il flusso sanguigno, una sonda che misura l’alcalinità (pH), che fluttua in funzione della lubrificazione, e una terza sonda che verifica e misura le variazioni in lunghezza e ampiezza dei tessuti muscolari. Un biotensimetro determina la sensibilità del clitoride e delle labbra alla pressione applicata, al caldo e al freddo, e le letture vengono prese prima e dopo la stimolazione con film porno e vibratore, e prima e dopo che alla paziente è stato somministrato un farmaco potenzialmente adeguato al suo caso. L’indagine comprende sempre un lungo colloquio con lo psicologo, e solo dopo aver acquisito tutti i dati le due sorelle decidono il corso della terapia. Di tanto in tanto le Berman suggeriscono come cura la terapia sessuologica, ma poiché le donne che consultano la loro clinica di solito l’hanno già provata e non hanno ottenuto risultati soddisfacenti, la cura consiste quasi sempre in una felice combinazione di gadgets, psicoterapia, chirurgia o farmaci. Eppure, nonostante un approccio soprattutto medico, nemmeno le Berman credono alla pillola dei miracoli: “l’approccio ideale ai disturbi della sessualità femminile consiste in uno sforzo collaborativo tra terapeuti e medici, che dovrebbe comprendere una valutazione completa sia sotto il profilo medico, sia sotto quello psicosociale, e dovrebbe prevedere il coinvolgimento del partner non solo nella valutazione della terapia, ma anche nel suo effettivo svolgimento”. Tutto sommato, per quanto le Berman siano finite nel mirino del potente movimento femminista americano, la loro posizione è sostanzialmente equilibrata: “le donne che trarranno vantaggio dal Viagra o da qualunque medicina tratti i disturbi dell’eccitazione saranno quelle che erano già soddisfatte della propria risposta sessuale ma che adesso, per una ragione medica come l’isterectomia, la menopausa, il danno pelvico, ecc., non sono più in grado di rispondere come facevano prima. Parliamo di donne il cui equilibrio ormonale è intatto, e che non hanno alle spalle una storia di abuso sessuale o di traumi irrisolti. Si sentono sufficientemente a proprio agio con se stesse, sono ragionevolmente felici con il partner e quindi il loro problema non è correlato a significative radici emotive o relazionali”. E soprattutto, sono milioni le donne che rispondono a questo profilo e che “potrebbero trarre un notevole beneficio dal Viagra o da trattamenti farmacologici o di altra natura che curano i disturbi dell’eccitazione”. Milioni, si diceva, ma non quelle che per il sesso non provano interesse o addirittura ne vengono respinte, perché il Viagra può curare i disturbi del desiderio solo se sono secondari a quelli della risposta sessuale. Allo stesso modo e per le stesse ragioni per le quali il Viagra e i suoi equivalenti non sono afrodisiaci per l’uomo, “una donna può assumere il farmaco e non trarne alcun beneficio se non è di per sé motivata alla sessualità”. In conclusione, “non ci sarà mai un’unica cura per tutte le donne

Insomma, “curare” la sessualità delle donne non è un’impresa facile. Multisfaccettata, poco conosciuta e comunque misteriosa per natura, la sessualità femminile continua a essere quella che Freud aveva chiamato “un continente nero”…

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