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Donne sull'orlo del settimo cielo

Parliamo di piacere...

a cura di Luisella Del Bosco, Alessandro G. Littara e Nada Loffredi

A questo punto ci sembra utile sottolineare per l’ultima volta un concetto importante: perché si possa definire una donna come “affetta da una disfunzione sessuale” i suoi sintomi devono essere persistenti, pervasivi e soprattutto provocarle disagio; se l’unico a soffrire è il suo partner, allora non c’è disfunzione. E’ importante anche ricordare che le conoscenze scientifiche riguardo alla sessualità femminile sono solo agli inizi, e che i dati offerti dalle indagini cliniche sono quanto meno contraddittori: “noi sappiamo – conferma in un’intervista la dottoressa Heiman - che nella donna aumenta il flusso sanguigno, sappiamo che l’apparato genitale e la percezione psicologica soggettiva sono reciprocamente influenzabili, e sappiamo che tutto questo accade in pochi secondi”. Ma la stessa Heiman e i suoi colleghi hanno studiato donne che non avevano alcun feeling sessuale con il partner e reagivano negativamente ai filmati espliciti, e tuttavia hanno avuto una risposta sessuale fisiologicamente molto forte quando in clinica venivano stimolate con video pornografici. Heiman ha studiato donne che lamentavano l’assoluta incapacità di eccitarsi anche mentre le apparecchiature che le monitoravano registravano l’eccitazione fisica, donne che si ritenevano sessualmente del tutto soddisfatte ma che al monitoraggio risultavano incapaci di eccitazione, donne che volevano fare sesso con il partner ma non riuscivano neppure a incominciare o che riuscivano a iniziare il rapporto ma non raggiungevano mai l’orgasmo, e donne che si dichiarano disinteressate al sesso ma che pensano che vorrebbero o dovrebbero essere completamente diverse.

business is business. Un ricercatore clinico scrive che “il mercato potenziale per una terapia sicura ed efficace dei disturbi sessuali femminili è enorme, e le vendite di questi prodotti sicuramente oscurereranno quelle del Viagra”. Sono anni splendidi per avere la frase “disfunzione sessuale” nel business plan, ma su cosa si fonda l’ottimismo dell’industria farmaceutica? Senza dubbio sui risultati clamorosi delle vendite del Viagra, ma forse anche su altri elementi interessanti. In primo luogo le difficoltà sessuali femminili si manifestano precocemente e coprono quasi tutto lo spettro della vita sessualmente attiva, mentre nell’uomo l’incidenza della disfunzione è correlata all’età. In altri termini, il periodo in cui l’uomo è un potenziale consumatore di trattamenti per le disfunzioni sessuali è più breve di quello femminile e quindi il mercato maschile è meno redditizio. Inoltre, il comportamento di uomini e donne rispetto all’accesso al medico è molto diverso, come illustra questo schema elementare:

 

uomini

donne

visite mediche

rare

frequenti e routinarie

disponibilità a cercare un trattamento per problemi “personali” di salute

scarsa

elevata

punti di contatto con la catena sanitaria

pochi

molti

Attivissima nelle indagini e nelle ricerche, la stessa Pfizer riconosce che solo una minoranza degli uomini affetti da disturbi erettili consulta il medico, ma anche se la cifra è bassa, è indicativa della giovinezza del mercato e del suo impressionante potenziale. Infine, se le cifre sono attendibili, quasi la metà delle donne ha difficoltà sessuali (43%), contro un terzo scarso degli uomini (31%).

Quanto è vero che “questa nuova pseudoscienza finirà per legittimare il concetto di disfunzione sessuale attraverso la semplice ripetizione culturale, negando e sopprimendo la diversità delle esperienze sessuali e delle lezioni che le donne hanno imparato dalla propria vita”? E se innegabilmente “il messaggio suadente dei media è particolarmente irriguardoso nei confronti delle tante donne esposte all’oppressione sessuale”, è pur vero che le aziende che stanno sperimentando nuovi trattamenti per le disfunzioni sessuali femminili ricevono moltissime lettere di donne che si candidano volontariamente alla sperimentazione, nella speranza di cambiare e migliorare la propria vita. A noi sembra che come avviene con qualsiasi cambiamento importante, un rinnovato potenziale erotico può creare nella coppia ansia, tensione e conflitto insieme a nuove speranze di intimità, crescita sessuale e riconciliazione, e ci auguriamo che il dibattito incandescente sulle loro difficoltà sessuali aiuti le donne a identificare i loro desideri e il compagno che li saprà realizzare, a liberare la loro spontaneità e a dar retta a ciò che provano. L’etologo Boris Cyrulnik ha scritto che “il desiderio delle donne può essere imperioso e divorante quanto quello degli uomini”, e tuttavia noi continuiamo a ritenere che la frequenza elevata dei coiti di coppia non è necessariamente l’espressione di una vita sessuale riuscita.

Chi non avrebbe desiderato possedere qualche azione della Pfizer quando uscì il Viagra? Nell’atmosfera un po’ ipocrita che ci vede allo stesso tempo consumatori e azionisti di un’industria borderline come quella farmaceutica, se torniamo a riflettere sullo straordinario successo del placebo sulla libido femminile non possiamo che ricominciare a interrogarci...

la voglia dopata. L’effetto placebo non è inaspettato in questo tipo di studi, ma le conclusioni che i ricercatori possono trarre sul perché della sua esistenza e sul perché si manifesta soprattutto nelle giovani sono puramente speculative. E’ possibile che le donne che si sottopongono alla sperimentazione vogliano avere una vita sessuale più attiva e soddisfacente, e in questo caso la partecipazione a uno studio potrebbe facilitare la comunicazione di coppia; le donne più giovani sono presumibilmente in coppia da meno tempo rispetto a quelle più avanti con gli anni, e potrebbero desiderare più intensamente di migliorare la propria funzione sessuale, mentre altre coppie potrebbero aver modificato i propri comportamenti sessuali all’inizio della sperimentazione e aver poi mantenuto questo nuovo schema per tutta la durata dello studio. E’ possibile che il semplice fatto di essere coinvolte in una sperimentazione di questo genere possa cambiare le donne, che sono convinte di assumere un ingrediente attivo, rendendole più ricettive all’attività sessuale, mentre anche il loro partner potrebbe essere cambiato in meglio perché eccitato dall’interesse della compagna a migliorare la vita sessuale della coppia. In sé, questo sarebbe più che sufficiente a dare nuova linfa all’attività sessuale

L’obiettivo è il desiderio, prodotti che spingeranno le donne a volere più sesso di quanto ne desiderino adesso; ma cosa ne faranno gli uomini di tutto queste voglie sovversive, proprio loro che le bramano finché sono fantasmatiche ma le temono nella realtà? Come si comporteranno di fronte a uno stimolo chimicamente sollecitato, quando già si documentano i primi effetti eroticamente distruttivi del Viagra? E le donne, nuove prede della rapacità borsistica, come risponderanno alle lusinghe del marketing? “Non stiamo dicendo che sono gli orgasmi a fare di una donna una vera donna o a darle una certa qualità di vita, dice Laura Berman, ma che ogni donna ha diritto a un orgasmo se ha voglia di averne uno”, e un portavoce della Pfizer dichiara in un’intervista che “se una persona vive una relazione insoddisfacente nessuna compressa può cambiare le cose, ma qui parliamo di disfunzioni per le quali esiste una causa a monte. Non si tratta di rendere le persone iper-sessuali, ma di riportarle a capacità sessuali normali”. “Normale”, la più demoniaca delle parole… Concludiamo con una riflessione di Leonore Tiefer: “invece di considerare i problemi sessuali come una catastrofe e precipitarci dal medico, dovremmo pensarli come un’opportunità. Stasera possiamo provare a mangiare cinese invece che italiano, ma grazie al Viagra là fuori è pieno di peni eretti, e noi sappiamo bene di cosa hanno bisogno…”

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