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Cosa
pensavano, ma soprattutto, come
pensavano i grandi filosofi? Dai pozzi di Talete
alle bambole di Popper, un viaggio divertente e
istruttivo nei più utili strumenti del pensiero dei
Grandi di tutti i tempi.
Protagora
e i maiali
L’uomo è la
misura di tutte le cose?
Nell’intento di salvare la foresta amazzonica, il
cantante Sting condusse negli anni ’80 una grande
campagna per il rispetto dei diritti degli indiani
Kapayo. Grazie alle sue petizioni, Sting ottenne dal
presidente del Brasile la creazione di una riserva
indiana nella quale i nativi potessero salvaguardare
il loro modo di vivere tradizionale, e nel 1991 alla
tribù fu attribuita una zona protetta di circa
100.000 chilometri quadrati. Non appena fu concluso
l’accordo, i capi Kapayo cominciarono a firmare
contratti con le compagnie minerarie e le industrie
del legname; diventati ricchissimi, comprarono
ville, automobili e aerei, infischiandosene del
resto della tribù. Questa piccola storia illustra
molto bene la credulità di alcuni e il cinismo di
altri, ma ha tuttavia una morale positiva: essa
dimostra che gli esseri umani aspirano alle stesse cose malgrado le differenze culturali. Il gusto condiviso per i fast-food
e le automobili di grossa cilindrata si è diffuso
sul globo più rapidamente della difesa dei diritti
umani, ma tutto sommato è un buon inizio.
La dottrina più celebre di
Protagora era che “l’uomo è la misura di tutte
le cose”: non esiste altra verità che quella
percepita dall’uomo. Nel mondo, perciò,
niente ha natura propria, per esempio il colore
“bianco” non è né nei nostri occhi, né al
loro esterno, ma è solo il risultato
dell’interazione tra l’occhio umano e ciò che
esso percepisce. In uno dei dialoghi di Platone,
Socrate chiede a Protagora perché sostiene che solo
i giudizi umani hanno valore. Perché, per esempio,
il giudizio dei maiali non può avere altrettanto
valore di quello degli uomini? Protagora risponde
che i maiali hanno perfettamente diritto ad avere
un’opinione, se possono averne una. Ma questo
significa, prosegue il Dialogo, che gli allievi di
Protagora pagano un prezzo per imparare giudizi che
non sono più elevati di quelli di un maiale… Le
conclusioni più generali di Protagora conducono
forse a delle contraddizioni, ma egli sottolinea
almeno un punto importante: ogni
verità richiede, in un modo o nell’altro, una
forma di misura. Le verità non sono vere di per
sé o in se stesse, ma solo all’interno di un
certo sistema di pensiero o secondo regole che
consentono di verificarne la veridicità.
Protagora nasce in Tracia intorno
al 485 a.C., ed è
il primo dei sofisti greci, quei retori
itineranti che si facevano pagare per insegnare la
saggezza. Protagora praticava tariffe così elevate
che nei quarant’anni della sua attività divenne
ricchissimo. Gli Ateniesi lo celebrarono al suo
ingresso in città, salvo esiliarlo nel 415 a.C. per
le sue posizioni agnostiche: “a riguardo degli
dei, non posso affermare né che esistano, né che
non esistano, né posso sapere a cosa somiglino,
poiché molte cose impediscono una
conoscenza certa: l’oscurità del sapere e la
brevità della vita umana". Protagora morì
cinque anni più tardi, poco prima di compiere
settant’anni, durante il naufragio della nave che
lo portava in Sicilia. I suoi libri furono bruciati
sulla pubblica piazza, e dei suoi scritti è
sopravvissuto solo qualche frammento. La conoscenza
che ne abbiamo deriva soprattutto dai testi di
altri, in particolare di Platone.
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