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La caverna di Platone

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La tartaruga di Zenone

La caverna di Platone

Cosa pensavano, ma soprattutto, come pensavano i grandi filosofi? Dai pozzi di Talete alle bambole di Popper, un viaggio divertente e istruttivo nei più utili strumenti del pensiero dei Grandi di tutti i tempi.

La caverna di Platone
L’uso dell’analogia e dell’allegoria

Nel 1998 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti iniziò una procedura giudiziaria contro la Microsoft, ritenendo che l’inclusione di un navigatore Internet nel nuovo sistema operativo Windows 98 costituisse un’infrazione alle leggi contro la concorrenza sleale. In una lunga intervista pubblicata dal Wall Street Journal l’anno prima, il fondatore di Microsoft utilizzò, per spiegare perché la sua azienda non doveva ritirare il prodotto dal mercato, un’analogia che fece storia. “Non penso che il New York Times accetterebbe che un rivenditore di giornali strappasse le sue pagine economiche solo perché vorrebbe vendere più copie del Wall Street Journal. O che la Ford consentirebbe ai suoi concessionari di sostituire i motori Ford con motori Toyota.” Il Dipartimento di Giustizia non accettò l’argomentazione di Bill Gates. Le misure che egli aveva immaginato non si applicano ai giornali o alle automobili, perché quelle industrie non sono sottoposte al monopolio virtuale di una sola azienda. Se si strappassero le pagine del Wall Street Journal, lo si indebolirebbe nella competizione contro i suoi rivali, mentre la fornitura gratuita di un navigatore all’interno di un sistema operativo impedisce agli altri costruttori di sistemi operativi di entrare in concorrenza con Microsoft. L’analogia, perciò, non resiste a un esame più serrato dei fatti, anche se sembra convincente quando la si ascolta per la prima volta.

Secondo la teoria delle forme elaborata da Platone, il mondo fisico, fatto di immagini e di impressioni, è una pallida imitazione di un mondo più elevato, quello della conoscenza e della verità. Per descrivere la nostra relazione al mondo della verità, Platone utilizzò una delle analogie più celebri di tutta la filosofia occidentale, l’allegoria della caverna. Nella sua opera più importante, La Repubblica, Platone ci chiede di immaginare, chiusi in una caverna, degli uomini che non hanno mai visto il mondo esterno. Gli uomini sono legati, con la schiena opposta all’ingresso, e non possono né vedersi tra di loro, né vedere la luce del giorno. Un fuoco alimentato all’ingresso fa sì che i passanti proiettino l’ombra di se stessi e di ciò che trasportano sul muro di fronte ai prigionieri. Poiché sono in questa condizione fin dalla nascita, i prigionieri prendono questi flussi di ombre mutevoli per l’unica realtà. “Per un prigioniero, scrive Platone, lo scioglimento e la guarigione dai vincoli … sarebbe un’esperienza dolorosa e ottenebrante. Il suo sguardo, abituato alle ombre, rimarrebbe abbagliato: se gli si chiedesse … di dire che cosa sono gli oggetti trasportati, non saprebbe rispondere, e continuerebbe a ritenere più chiare e più vere le loro ombre proiettate sulla parete. Per lui sarebbe difficile capire che sta guardando cose che godono di una realtà o verità maggiore rispetto alle loro proiezioni… E se fosse trascinato fuori dalla grotta … il suo processo di acclimatazione al mondo esterno dovrebbe essere graduale: prima dovrebbe imparare a discernere le ombre, le immagini delle cose riflesse nell’acqua, e poi direttamente gli oggetti”. Il ragionamento per analogia cerca di dimostrare che due cose simili per un aspetto lo devono essere anche per altri. E’ facile venire  sedotti da una verosimiglianza elegante che stabilisce un confronto non valido tra una cosa e un’altra, tuttavia, il fatto che un argomento abbia un’aria pertinente non è sufficiente a renderlo vero. Ecco perché la tradizione filosofica occidentale ha messo l’accento sull’importanza degli argomenti logici contro i ragionamenti analogici, relegati a un ruolo di pura illustrazione. L’idea è infatti che se qualcosa può essere dimostrato in maniera adeguata con la logica e per confronto con i fatti, non c’è bisogno di ricorrere all’analogia. Le conclusioni che traiamo dal ragionamento per analogia devono essere considerate come provvisorie, e in realtà dovremmo vedervi l’inizio della riflessione, piuttosto che il suo compimento. Il valore di un buon confronto non è dovuto al fatto che ci consente di provare un’affermazione, ma piuttosto al fatto che ci indica in quale direzione generale dobbiamo cercare la verità.

Nato ad Atene nel 428 a.C., Platone era l’ultimo nato di una famiglia ricca e rinomata, aveva ricevuto l’educazione tradizionale dei giovani aristocratici, e divenne presto un campione di lotta nonché un poeta e un musicista di talento. Sano e robusto, Platone entrò nell’esercito ateniese nel 409, per uscirne nel 404, verso la fine della guerra del Peloponneso che opponeva Atene a Sparta. Dopo la guerra divenne un partigiano dei Trenta Tiranni, l’oligarchia installatasi ad Atene nel 404,  che ben presto abbandonò, inorridito dalla sua violenza. La democrazia fu instaurata l’anno successivo, ma nel frattempo Platone aveva rinunciato alle ambizioni politiche, una decisione rafforzata anche dall’esecuzione di Socrate, dopo la quale Platone viaggiò in Egitto, Italia e Sicilia. Giunto alla conclusione che la sua influenza politica derivava più dall’istruzione che dall’esempio, nel 387 fondò l’Accademia, una scuola i cui insegnamenti erano consacrati alla scienza e alla filosofia. L’Accademia era considerata un luogo di formazione per i futuri uomini di stato. Platone morì all’età di 80 anni, ma l’Accademia gli sopravvisse per quasi nove secoli, fino a quando fu condannata come luogo pagano e chiusa dall’imperatore cristiano Giustiniano. Dopo il suo primo incontro con il grande Socrate, avvenuto nel 408 quando aveva vent’anni, Platone bruciò pubblicamente i poemi che aveva composto, e fece voto di condurre una vita da filosofo. Per provare la fermezza della sua vocazione, dichiarò un giorno di essersi trasferito in una via abitata dai fabbri per essere risvegliato dal rumore dei loro utensili se mai avesse iniziato ad addormentarsi sui suoi pensieri. Rapidamente, Platone divenne l’allievo più brillante di Socrate, del quale riprese il pensiero sviluppandolo nei famosissimi Dialoghi.

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