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Il rasoio di Occam

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La tartaruga di Zenone

Il rasoio di Occam

Cosa pensavano, ma soprattutto, come pensavano i grandi filosofi? Dai pozzi di Talete alle bambole di Popper, un viaggio divertente e istruttivo nei più utili strumenti del pensiero dei Grandi di tutti i tempi.

Il rasoio di Occam
Le virtù della semplicità

In presenza di due filosofi che discutono un grande problema metafisico, si è tentati di domandarsi perché non capiscano che la spiegazione più semplice è anche la migliore. Il principio detto “del rasoio di Occam” deve il nome a Guglielmo di Occam, monaco del Medio Evo. La sua celebre tesi è che le entità non devono essere moltiplicate al di là di quanto è necessario, o per dirlo in termini più moderni, quando due teorie concorrenti descrivono un fenomeno in maniera adeguata, bisogna preferire la più semplice delle due, eliminando appunto, come si farebbe con un rasoio, la teoria che contiene il maggior numero di ipotesi. Non è certo per amore della semplicità che Guglielmo di Occam propose la sua tesi più celebre, cioè che le creature e gli oggetti non possiedono essenze con un’esistenza indipendente. La visione predominante ai tempi del filosofo era ancora quella derivata da Platone, secondo il quale al di là degli oggetti, nella loro diversità di forme, esiste un’idea degli oggetti dalla quale derivano tutte le manifestazioni concrete degli oggetti stessi. Occam obbietta che queste essenze, o idee, rappresenterebbero un limite alla libertà creatrice di Dio: Dio, sosteneva Occam, non ha creato il mondo a partire da idee preesistenti, ma dalle sue. E anche se sono diversi i modi nei quali i vari oggetti si somigliano, questo consente agli uomini di formare concetti generali come “uomo”, o “gatto” o “pianta”. E’ proprio qui che il rasoio entra in gioco, perché si può parlare di queste generalità senza ricorrere alle “idee nello spirito del Creatore”.

Nella sua forma più pura, il rasoio è più un metodo di lavoro che una descrizione effettiva della natura delle cose. Nella misura in cui vi è un numero indefinito di ipotesi possibili per spiegare un insieme di fatti, mettere alla prova per prima l’ipotesi più semplice è un buon modo per guadagnare tempo. Per esempio, quando qualcuno rifiuta più volte di uscire con voi, è possibile che sia davvero troppo occupato/a, che sia intimidito/a da voi, o che non l’abbiate mai invitato/a in un luogo interessante. Ma la spiegazione più semplice, e la più plausibile in questo genere di situazioni, è che la persona non è sensibile al vostro fascino. Fino a quando non vi viene espressamente detto il contrario, questa è la spiegazione più saggia da dare a se stessi, se si vogliono almeno risparmiare preziose energie. Ma c’è anche un’altra utile applicazione del principio di Occam: quando una cosa non è necessaria per comprendere un certo fenomeno, si può supporre a buon diritto che essa non vi svolga alcun ruolo. Bisogna stare attenti a utilizzare il rasoio di Occam solo per eliminare gli elementi superflui di una teoria, quelli che in effetti non hanno alcun ruolo esplicativo. La teoria più semplice deve essere preferita solo se i suoi poteri esplicativi sono uguali a quelli della teoria più complessa. Se una teoria più complessa spiega meglio le cose, allora bisognerà preferirla a quella più semplice. Occam non valorizzava la semplicità per se stessa, ma pensava che potesse rappresentare un buon criterio per scegliere tra due teorie ugualmente adeguate.

Guglielmo di Occam nasce a Occam, un piccolo villaggio inglese, nel 1285. Della sua giovinezza si sa poco, ma fu certamente formato nell’ordine dei Francescani, e seguì i corsi di teologia all’università di Oxford. Soprannominato “dottore invincibile” per il suo rigore logico, venne accusato di eresia a causa dei suoi commentari al manuale religioso di referenza dell’epoca, e fu in seguito scomunicato. In risposta alla scomunica, Guglielmo accusò il pontefice Giovanni XXII di settanta errori e sette eresie, e fu perciò imprigionato per quattro anni in un convento. Anche rinchiuso, Occam proseguì la sua opera, difendendo le tesi francescane sulla povertà. Nel 1328 fuggì a Monaco di Baviera, dove visse sotto la protezione dell’imperatore Luigi IV, anch’egli non proprio in odore di santità. Guglielmo continuò a occuparsi di politica ecclesiastica, difendendo con fervore la causa dell’imperatore nella rivalità contro l’autorità papale. Prima di morire nel 1349, probabilmente di peste, Occam ebbe il tempo ai analizzare a fondo gli editti di Giovanni XXII, e di dichiarare che il pontefice era un eretico e uno pseudo-papa.

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