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I polli di Francis Bacon

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La tartaruga di Zenone

I polli di Francis Bacon

Cosa pensavano, ma soprattutto, come pensavano i grandi filosofi? Dai pozzi di Talete alle bambole di Popper, un viaggio divertente e istruttivo nei più utili strumenti del pensiero dei Grandi di tutti i tempi.

I polli di Francis Bacon
Predire il futuro

I cani si aspettano di essere portati a passeggio a orari precisi, e non amano troppo cambiare il loro percorso abituale. Gli esseri umani non sono molto diversi dai cani, e si occupano dei loro piccoli affari quotidiani convinti che ciò che era vero ieri, lo sarà anche domani: il sole continuerà a sorgere al mattino, e gli oggetti cadranno per terra invece di alzarsi verso il cielo. Se ciò è vero per questi fatti governati dalle leggi della natura e che possano essere previsti in modo affidabile, in occasioni diverse può anche capitare che le cose non corrispondano alle nostre aspettative. Come scrisse Bertrand Russell, “l’uomo che ha nutrito un pollo ogni giorno della sua vita finisce per tirargli il collo, il che dimostra che il pollo avrebbe fatto meglio ad avere un concetto un po’ più elaborato dell’uniformità della natura”. Quando ci appoggiamo a un numero limitato di eventi tratti dal passato per estrapolare una regola atta a predire tutti gli esempi che potremo incontrare nel futuro, utilizziamo un metodo chiamato induzione. Noi utilizziamo l’induzione quando i nostri pensieri vanno dal particolare al generale, o da ciò di cui abbiamo fatto esperienza a ciò che non abbiamo mai sperimentato. In senso stretto, nulla può essere veramente provato per induzione. Non importa quante volte abbiamo osservato un fenomeno in una certa situazione, non si può essere assolutamente certi del fatto che lo stesso fenomeno si ripeterà in situazioni simili. Nella nostra vita quotidiana ci sono talmente tante cose che si basano sulle supposizioni induttive che può sembrare bizzarro considerarle irrazionali, e tuttavia, per molti filosofi, è proprio quello che sono.

La natura, diceva Bacon, svelerà dolcemente i suoi segreti a colui che la osserverà da vicino, e non a chi cercherà di estorcerli con la forza. L’obiettivo di Bacon è di rendere all’uomo un controllo della natura che aveva perso dai tempi del Paradiso Terrestre. Perciò, le speculazioni astratte dei pensatori sono “sterili”, e bisogna piuttosto condurre un’osservazione attenta della natura. Secondo Bacon, il problema dei suoi predecessori è che le loro credenze riguardo alla natura sono piene di presupposti dogmatici, oppure sono il risultato di generalizzazioni grossolane fatte a partire da un ristretto numero di casi. Bacon propone allora di classificare le verità generali secondo il loro più o meno elevato grado di universalità. Per esempio, l’esistenza di un corvo nero non implica che tutti i corvi siano neri, e bisognerebbe cominciare a verificare il colore di tutti i corvi della Torre di Londra, poi di quelli di tutta Londra, poi di quelli del resto del mondo. Alla fine di questo procedimento, si arriverebbe a opinioni applicabili in tutti i casi. Il vantaggio del metodo di Bacon consiste nel fatto che è ancorato nel mondo concreto che noi vediamo e tocchiamo, e che il filosofo non si lancia in voli speculativi sull’origine delle cose. Talvolta è lo stesso buon senso a indurci a rifiutare ciò che l’induzione sembra indicarci. Se la probabilità che un evento si riproduca crescono ogni volta che esso si produce, allora, allo stesso modo per il quale più si invecchia più si vede il sole sorgere, bisognerebbe concludere che le probabilità di vedere di nuovo sorgere il sole aumentano ogni giorno che si vive. Seguendo questo ragionamento, più si invecchia, più diminuiscono le probabilità di morire. Noi rifiutiamo queste conclusioni grazie a una comprensione più ampia della vita e della morte, tuttavia anche questa comprensione è essa stessa sottesa da un ragionamento induttivo e dalla credenza nell’uniformità della natura, dato che non si deve solo osservare la regolarità della propria vita, ma anche quella che fa sì che arrivate a una certa età, le persone smettono di vivere. Ecco così che una prima induzione è rimessa in causa da un’altra induzione, e risalendo alle origini di ciò che fonda la nostra comprensione, si arriverebbe a una fede cieca nell’uniformità della natura. Tuttavia, saremmo sciocchi a mettere in dubbio questa uniformità. Sembra infatti che le abitudini facciano parte di ciò che è “essere razionali”, o in altri termini, dobbiamo vivere secondo principi che non possiamo logicamente giustificare. E se non è strettamente logico aspettarsi che il futuro assomigli al passato, non è certo più logico, in senso stretto, aspettarsi che sia invece diverso. Il pollo di Russell, che un mattino si fa tirare il collo, non è più stupido solo perché si aspettava di venire nutrito, e Russell non era il solo a sottovalutare i polli. Mentre conduceva un esperimento di refrigerazione farcendo un pollo con la neve, Bacon prese il raffreddore, e ne morì nel 1626.

Francis Bacon nacque a Londra nel 1561. Figlio di Lord Nicholas Bacon, Guardasigilli di Sua Maestà, Francis crebbe in un ambiente privilegiato e studiò al Trinity College di Cambridge. Bacon non iniziò la sua carriera come filosofo, ma come avvocato, ed entrò in politica all’età di 23 anni. Venne eletto alla Camera dei comuni nel 1584, e vi esercitò per trent’anni. Dal suo seggio di deputato, fu uno dei consiglieri della regina Elisabetta I, che però non ne ascoltò mai i suggerimenti. Per Bacon le cose andarono meglio con il re Giacomo I, che salito sul trono d’Inghilterra nel 1603, lo nominò cavaliere lo stesso anno. Il re approvava le concezioni di Bacon sugli atti del sovrano, e lo ricompensò nominandolo Procuratore Generale nel 1613, Lord Cancelliere, barone nel 1618, e infine visconte di Saint Albans tre anni più tardi. Negli affari di stato, Bacon era un intrigante che cercava in ogni modo di piacere ai personaggi influenti; dopo la sua morte fu ritrovato un quaderno di appunti nei quali il filosofo aveva rigorosamente annotato tutto ciò che poteva lusingare i suoi eventuali benefattori, nonché le debolezze dei suoi rivali. La sua tattica di approccio indiretto al potere gli permise di fare una brillante carriera, ma la sua caduta, quando arrivò, fu molto violenta. Appena indossata la veste da visconte, fu accusato di corruzione da un comitato che lui stesso presiedeva; Bacon riconobbe il proprio errore, ma si difese dicendo che i regali che gli erano stati fatti non avevano influenzato le sue decisioni. Dopo un breve soggiorno nella Torre di Londra nel 1621, Bacon fu allontanato dal Parlamento e dalla Corte. Era la fine della sua vita pubblica, ma ciò non gli impedì di trascorre il resto dei suoi giorni scrivendo opere filosofiche.

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