Il
genio malizioso di Cartesio
I limiti del
dubbio
Michel de Montaigne, saggista francese, diceva che bisogna
avere un’opinione molto elevata delle proprie idee
per bruciare gli uomini in loro nome. L’idea che
non possiamo mai essere davvero sicuri di alcunché
è ciò su cui si fonda la tolleranza. Ma se un
dubbio di questo tipo garantisce e migliora la vita
sociale, esso può essere perniciosissimo a livello
individuale. Tutti abbiamo provato a considerare una
cosa assolutamente vera per poi scoprire che in
effetti era falsa, finendo per chiederci se ci
saremmo mai più potuti fidare di nuovo del nostro
giudizio. E poiché questo succede abbastanza spesso
quando si toccano le nostre credenze più profonde,
il dubbio generalizzato che ne consegue può
diventare un vero problema. Per esempio, il
tradimento di una persona che amiamo può portarci a
non fidarci dei nostri prossimi partner. La maggior
parte di noi sopporta di vivere continuamente nel
dubbio negando che sia importante avere delle
certezze. In genere, ci accontentiamo di
considerarle provvisorie, o almeno questo è ciò
che sosteniamo quando qualcuno cerca di metterci in
discussione. Ma piuttosto di accettare un
compromesso di questo genere, alcuni filosofi hanno
attaccato direttamente il potere del dubbio in sé.
Con
Cartesio ha inizio la filosofia moderna. Forte degli
entusiasmi della giovinezza, Cartesio vuole dare
alla nostra conoscenza ordinaria del mondo un
fondamento altrettanto certo di quello delle verità
eterne della geometria e della matematica. La
maggior parte di noi si sbarazza dei propri errori
giovanili cambiando opinione, ma Cartesio intende
invece trasformare il modo stesso nel quale ci si
forma un’opinione. Se infatti le pretese
“certezze” filosofiche possono essere messe in
dubbio, Cartesio decide di sospendere qualunque
credenza fino a quando non arriverà a trovarne una
che sia veramente indubitabile. Se può allora
scoprire in cosa questa certezza è al riparo da
qualsiasi confutazione, si potrà utilizzare lo
stesso metodo per costruire l’intero edificio
della conoscenza. Il dubbio metodico porta in
primo luogo in direzione dei sensi umani, che
Cartesio considera ingannevoli: “non bisogna mai
fidarsi interamente di coloro che ci hanno ingannato
una volta". Cartesio immagina un genio
malizioso, estremamente potente e ingannatore, che
si sforza in ogni modo di indurre in errore i poveri
filosofi mettendo sotto i loro occhi immagini false
e perturbando i loro calcoli. In questo modo il
filosofo arriva al “dubbio
iperbolico”, l’idea che assolutamente tutte
le credenze sono false, e che tutte le percezioni
sono illusorie. La soluzione più facile sarebbe di
mettere in dubbio l’esistenza di questo genio
malizioso, ma Cartesio decide di affrontarlo in modo
radicale. Anche se ammette di essere preda del
genio, c’è almeno una cosa a riguardo della quale
non può essere ingannato: il fatto che lui,
Cartesio, esiste. In una delle frasi più celebri
della filosofia e della lingua latina, Cartesio
dichiara: cogito ergo sum (“penso dunque sono”). Non è possibile per
lui dubitare della propria esistenza, poiché colui
che dubita deve esistere per poter dubitare. Il cogito
di Cartesio è in effetti inattaccabile, perché
ogni dubbio deve basarsi su un elemento non
sottoposto al dubbio. Per esempio, se sospetto che
qualcuno mi abbia venduto un Picasso falso, è perché
credo che sia diverso dal quadro autentico che si trova nelle collezioni di pittura del novecento.
Per dubitare, abbiamo bisogno di un terreno solido e
fermo, o per dirlo in altre parole, se dubitiamo dei
dubbi, non dubitiamo affatto. Laddove vi è
scetticismo, ci deve essere allo stesso tempo
qualcosa a proposito della quale non siamo scettici.
Un dubbio
ragionevole non potrà che essere parziale, e
questo limita di molto i poteri del genio malizioso.
Possiamo ingannarci su alcune cose, ma non su tutto,
perché questo ci priverebbe non solo dei mezzi per
correggere i nostri errori, ma anche della base per
poter dire che c’è un errore, una volta che si
fosse trovata la verità.
René
Descartes (Cartesio), nasce in Francia nel 1596 a La
Haye, una piccola cittadina tra Tours e Poitiers. A
otto anni venne mandato in un collegio gesuita, dove
studiò la filosofia di Aristotele, gli autori
classici e la matematica. Il giovane Cartesio era un
bambino gracile e pallido, e si pensava che sarebbe
vissuto poco. Uno dei suoi tutori, padre Charlet,
commosso dalla sua fragilità, lo autorizzò a
trascorrere la mattina a letto, un’abitudine che
Cartesio conservò per tutto il resto della vita e
che fu considerata non un segno di evidente
pigrizia, ma un’inclinazione precoce alla
meditazione. Nel 1619 si arruolò nell’esercito
bavarese per scoprire il mondo. La carriera militare
lo condusse a viaggiare per tutta Europa, ma
malgrado l’inizio della Guerra dei Trent’Anni
nel 1618, non sembra che Cartesio abbia mai
partecipato a una battaglia. Il che non gli impedì
di bollare la vita militare come oziosa, stupida,
immorale e crudele. Nel 1628 Cartesio si trasferì
in Olanda, dove le idee più innovative sulle
filosofia e sulla natura del mondo fisico
incontravano maggiore tolleranza, al contrario che
in Francia, dove nel 1624 il parlamento di Parigi
aveva votato un decreto che puniva con la morte
qualsiasi attacco ad Aristotele. Cartesio aveva
iniziato un’opera di fisica, ma quando scoprì che
Galileo era stato perseguitato a causa delle sue
teorie, temette a giusto titolo di subire la stessa
sorte, e abbandonò l’idea. Per
tutta la vita Cartesio tentò di ottenere
rispetto non solo dai suoi pari in filosofia e
nelle scienze, ma anche da
parte della Chiesa Cattolica. Sinceramente religioso, sperava che i suoi lavori
sarebbero serviti al sostegno della fede, ma la
Chiesa non fu mai convinta della sua pietà.
Cartesio faceva parte di quella nuova corrente che
incoraggiava la ricerca e che infine condusse
all’età dei Lumi, facendo arretrare la religione.
I suoi lavori, sia quelli filosofici, sia quelli
scientifici, incoraggiavano l’agnosticismo, e
quanto ai suoi tentativi per dare alla fede una base
razionale, essi riuscirono solo a evidenziare le
difficoltà intrinseche di un progetto di questo
tipo. Cartesio credeva con altrettanto entusiasmo
nella longevità della propria vita e in quella
della propria opera. Nel 1639 si vantava di non
essersi ammalato per 19 anni di fila, e di poter
vivere fino a cent’anni. Dieci anni più tardi,
accettò un invito della regina Cristina di Svezia,
che aveva 19 anni e pensava che le lezioni di uno
dei più grandi pensatori del mondo avrebbero potuto
distrarla amabilmente. Cartesio rimpianse presto di
aver accettato l’invito. Lui che amava le stanze
ben riscaldate e le meditazioni mattutine al caldo
delle coperte, dovette di colpo affrontare
l’inverno svedese alle cinque del mattino,
l’unico orario in cui Cristina poteva liberarsi
dei suoi numerosissimi impegni di regina. Dopo
essersi lamentato che l’inverno della Svezia
gelava lo spirito degli uomini come ghiacciava
l’acqua, un mattino del 1650 Cartesio fu vinto dal
freddo, e morì di polmonite.