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Le bambole di Popper

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La tartaruga di Zenone

Le bambole di Popper

Cosa pensavano, ma soprattutto, come pensavano i grandi filosofi? Dai pozzi di Talete alle bambole di Popper, un viaggio divertente e istruttivo nei più utili strumenti del pensiero dei Grandi di tutti i tempi.

Le bambole di Popper
Come diventare il proprio peggior nemico

Un giorno, un bambino chiese a sua madre se i suoi giocattoli prendevano vita di notte, quando tutti dormivano, ma anche se la madre sosteneva che ciò era improbabile, il bambino non era convinto e immaginò un piano per scoprire i giocattoli nel pieno dell’azione. Dapprima restò sveglio nel suo letto, fingendo di dormire con gli occhi ben chiusi e prestando attenzione al minimo rumore, ma poiché non succedeva nulla, saltò dal letto e accese la luce. “Visti!”, gridò il bambino, ma bambole e soldatini di piombo restavano immobili. “Sono troppo veloci per me”, concluse il bambino, che decise di far montare la guardia, la notte successiva, al proprio cane. Il cane restò sveglio fino al mattino, ma nulla disturbò il sonno del suo padroncino. La notte seguente, il bambino mise in funzione la telecamera di famiglia, piazzandola accesa proprio davanti ai giocattoli, ma al mattino fu di nuovo deluso: la visione del filmino mostrava solo l’immobilità dei soldatini e lo sguardo fisso delle bambole. Il filosofo Karl Popper avrebbe senz’altro avuto qualche buon consiglio da dare al nostro piccolo amico.

«La nostra conoscenza può essere solo finita, mentre la nostra ignoranza deve essere necessariamente infinita”; secondo Karl Popper, non dovremmo preoccuparci di sapere se si può provare che le nostre teorie sono corrette, ma piuttosto di sapere se si può provare che non lo sono. Popper constatò che chi cerca di provare le proprie teorie sembra destinato a non essere mai soddisfatto, anche se secondo la concezione tradizionale è proprio così che la scienza procede, con il metodo dell’induzione. Lo scienziato osserva il mondo che lo circonda e nota schemi ricorrenti e regolarità. Allora si applica a formulare una teoria che spieghi questi fenomeni e ne predica altri simili. Visitando un lago, uno zoologo potrebbe osservare che tutti i cigni che vede sono bianchi, e potrebbe perciò formulare l’ipotesi che tutti i cigni sono bianchi come neve, una teoria resa più credibile da ogni nuovo avvistamento di un cigno bianco. Seguendo l’argomento di Popper, invece, lo zoologo farebbe miglior uso del suo tempo se cercasse un cigno nero, poiché se un tale uccello esiste la sua teoria è falsa, sia che egli trovi dieci cigni bianchi, sia che ne trovi centomila. Il segno distintivo di una teoria scientifica dovrebbe perciò essere non che essa sia verificata, ma che essa abbia superato rigorosi tentativi di confutazione. Se nessun cigno nero spunta all’orizzonte, lo zoologo potrà considerare confermata la sua teoria, almeno per il momento. Le teorie scientifiche sono quindi creature provvisorie, che durano finché non esiste una prova conclusiva del contrario. Prima che una teoria possa essere considerata rispettabile, essa deve fare delle previsioni e correre il rischio di essere refutata. Meno una teoria consente scenari di confutazione, pensava Popper, più il suo contenuto diminuisce e si avvicina alla pura vacuità. Le teorie del bambino riguardo ai suoi giocattoli si avvicina pericolosamente al punto in cui nessuna confutazione è più possibile. Il bimbo può ostinarsi a dire che le sue bambole sono così intelligenti che i loro movimenti sfuggono a qualsiasi metodo di rilevazione, ma i giocattoli non possono prendere vita senza creare un modo di scoprirla. Ogni volta che sfuggono a un nuovo metodo di rilevazione, hanno sempre meno impatto sul loro ambiente – un processo che può continuare fino al punto in cui i giocattoli riescono così bene a dissimulare, che non si muovono più del tutto. Se la credenza nel loro movimento non ammette alcuna possibilità di confutazione, ci si può chiedere: in cosa consiste, di fatto, il loro movimento? Un movimento che non fa alcun rumore, che non può essere filmato o captato da alcun sistema di registrazione, non può essere un movimento nel senso in cui intendiamo questo termine.

Karl Popper nacque a Vienna nel 1902. Da giovane studente era affascinato dagli scritti di Marx e dalle teorie psicoanalitiche di Freud e di Adler, tuttavia i suoi gusti cambiarono nel 1919, quando assistette a una conferenza sulla relatività, tenuta da Albert Einstein. Popper si rese conto che Einstein possedeva uno spirito critico che mancava al pensiero di Marx e di Freud. Secondo Popper, questi ultimi cercavano alacremente la conferma alle proprie teorie, mentre Einstein era abbastanza coraggioso da costruire un’ipotesi che rischiava la confutazione. Senza farsi accompagnare dalla voluminosa letteratura annessa che normalmente corrobora la minima tesi, la teoria della relatività si accontentava di esprimere previsioni chiare, che potevano essere messe alla prova e che se non confermate, potevano confutare la teoria. Questo spirito critico resterà onnipresente nelle avventure intellettuali di Popper, che lo portarono dalla meccanica quantistica alla teoria dell’evoluzione. E fu questo stesso spirito critico a guidarlo nella sua grande refutazione del marxismo, La società aperta, pubblicato nel 1945. A causa delle sue origini ebraiche, tre anni dopo la pubblicazione del saggio che lo rese famoso, Logica della scoperta scientifica, temendo che i nazisti occupassero l’Austria, Popper si trasferì in Oceania, dove gli venne assegnata la cattedra di filosofia presso l’università della Nuova Zelanda. Abbandonato l’insegnamento nel 1969, Popper si trasferì a Kenley, nei pressi di Londra, dove abitò fino alla morte, avvenuta nel 1994. Molti furono i riconoscimenti che ricevette per la sua attività di ricerca: nomina a membro della Royal Society, dell’International Academy for the Philosophy of Science, della London School of Economics, nonché la nomina a Sir nel 1965, e il conferimento di un’infinità di lauree ad honorem in Inghilterra, negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda. Il filosofo Bryan Magee racconta che la sua prima impressione di Popper fu quella di un’aggressività intellettuale come non ne aveva mai viste prima, e persino i più cari amici di Popper riconoscevano che malgrado le sue posizioni politiche liberali, il filosofo sembrava incapace di accettare le divergenze di opinione.

Bibliografia: Nicholas Fearn, Zeno and the Tortoise, Grove Press, 2002

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