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Come interpretare la timidezza

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La timidezza

Come interpretare la timidezza

di Anna Fata

Il punto di vista di Bernardo Carducci
Tradizionalmente, la timidezza viene considerata un problema personale, che si manifesta in alcune circostanze e che riguarda alcune persone dotate di profonda auto-consapevolezza, bassa autostima e anticipazione delle situazioni, in particolare quelle di possibile rifiuto. I timidi compiono un errore di attribuzione che consiste nel ritenere di essere costantemente sotto esame, osservati

e valutati. Esistono dei timidi che diventano cinici, in quanto si sentono rifiutati dagli altri proprio a causa della loro mancanza delle abilità sociali. Non riescono a mettersi in contatto con gli altri e sono arrabbiati per questo. Vivono un senso di alienazione e tendono a sentirsi superiori quando si credono rifiutati.

La difficoltà fondamentale dei timidi consiste nell’avere bisogno di maggiore tempo per iniziare una relazione con una persona, e, in generale, per affrontare una situazione nuova. Nel momento in cui la conoscenza si approfondisce, la timidezza non costituisce più un ostacolo.

Spesso i timidi si impegnano intensamente per cercare di superare la loro timidezza, ma invano. A volte, utilizzano le tecniche sbagliate: si costringono a comportarsi da estroversi, frequentano situazioni sociali, parties, pubs, discoteche, si avvicinano agli altri ma si aspettano sempre che siano gli altri a iniziare una discussione. Questa passività fa sì che cedano il controllo dell’interazione agli altri.  

Inoltre, sono dei perfezionisti - vorrebbero che ogni    cosa che fanno e dicono sia la migliore e che gli altri siano sempre pronti ad osservarli e a giudicarli. Cercano di auto-indursi una modificazione cognitiva, ad esempio ripetendo delle affermazioni positive, ma parlare solo a se stessi non è sufficiente: è necessario imparare come rivolgersi agli altri.

Un altro atteggiamento profondamente scorretto è rappresentato dall’uso più o meno saltuario di alcool o droghe come mezzi per infondersi coraggio, per vincere le inibizioni. Questi espedienti, però, non forniscono le abilità sociali di cui i timidi sono carenti, mentre interferiscono con le loro funzioni cognitive.

Anche la convinzione dell’esistenza di una pillola ‘miracolosa’ per risolvere il loro disagio non giova ai timidi. A questo proposito, in primo luogo, si deve precisare che il trattamento farmacologico deve essere valutato da uno specialista; in secondo luogo, si indirizza solo ai casi patologici di ansia sociale e di personalità evitante. L’idea della pillola, inoltre, asseconda la tendenza a volere tutto e subito, senza alcuna fatica e ignora le cause psicologiche e socio-relazionali del disagio.

Infine, anche le nuove tecnologie come Internet, che accelerano e intensificano la complessità delle relazioni, generando conoscenze in breve tempo svantaggiano i timidi, che hanno bisogno di più tempo per le prime interazioni. Inoltre, alcune ricerche hanno rilevato che la tecnologia sta aumentando e cronicizzando la timidezza nelle persone. Le nuove tecnologie vengono viste come strumenti che aumentano l’isolamento sociale, l’indifferenza reciproca, contribuiscono a ridurre la frequenza degli scambi emotivi tra gli individui, ma soprattutto offrono poche occasioni per poter esercitare le proprie abilità sociali, che come abbiamo visto sono carenti nelle persone timide.

Per certi versi, quindi, le nuove tecnologie svantaggiano i timidi, per altri li favoriscono, perché consentono di osservare senza essere visti, richiedono meno sforzi rispetto a una interazione faccia a faccia e consentono un maggiore controllo della situazione.

I rischi delle conoscenze online consistono nel fatto possono favorire l’isolamento, nella misura in cui rinforzano la propria prospettiva ristretta, conducono all’alienazione e all’intolleranza per i diversi da sé. Inoltre, l’anonimato può indurre a creare una rappresentazione di sé non veritiera. Internet in sé è solo uno strumento: il suo essere buono o cattivo dipende dall’utilizzo che se ne fa. Anzi, Internet in questo senso, favorisce le nuove conoscenza, la socializzazione, consente di superare le difficoltà iniziali nei rapporti tra persone - a patto che il tutto non si limiti ad una conoscenza che rimane solo sul piano virtuale.

La quasi totalità dei timidi ritiene che il problema stia esclusivamente dentro di loro, ma la soluzione sta fuori. E’ necessario, innanzi tutto, porre fine al processo di rimuginazione sulle proprie insicurezze e diventare consapevoli delle persone che stanno intorno.  

Coloro che riescono a fronteggiare la solitudine con successo, come prima cosa riconoscono di essere timidi, comprendono la natura e la dinamica della timidezza, i suoi effetti sul corpo, sui processi cognitivi e sul comportamento e agiscono in base alla loro autoconsapevolezza. Essi riescono ad accettare che non hanno grandi abilità oratorie, che si sentono a disagio nelle situazioni sociali, che prestano più attenzione ai loro pensieri ed emozioni piuttosto che all’interlocutore, o, più in generale, a ciò che sta accadendo intorno. Si convincono a priori che non avranno nulla da dire nel corso di una conversazione. Il timido di successo non cambia ciò che è, ma il modo in cui pensa e le azioni che compie. Non c’è nulla di male nell’essere timidi.

Fai pace con te stesso
Non ti sopporti più? Proprio quando ne hai abbastanza di te stesso i tuoi complessi possono travolgerti. Piccoli consigli per stimarsi di più.

  • accettarsi
    invece di sfogliare le riviste e metterti a piangere, perché non provi a fare di te stesso un tipo? Invece di conformarti, potresti cercare di distinguerti, sia valorizzando al massimo i tuoi pregi fisici, sia giocando con i tuoi difetti. Il fascino personale non dipende dalla bellezza, e quindi puoi averne quanto ne vuoi

  • combattere
    è meglio impiegare le energie per migliorarsi che per piangersi addosso. In tutti noi c’è spazio per il miglioramento, quello che conta è avere la volontà di progredire, di andare avanti e di dare il meglio di sé

  • confrontarsi
    un dialogo aperto e sincero con gli altri potrebbe farti scoprire che tutti, anche le persone di cui non l’avresti mai sospettato, hanno qualcosa di sé che non amano – eppure hanno imparato a conviverci, e forse non attribuiscono ai propri difetti tutta l’importanza che tu dai ai tuoi

  • contare
    hai mai scritto su un foglio di carta tutte le qualità che ritieni di avere? Fallo, e ti accorgerai che non sono poche e che anzi, tutto sommato non sei niente male. E per quanto riguarda le pecche, invece, pensa a limarle, farle sparire se è possibile, oppure migliorarle

  • riappropriarsi del corpo
    ritrova tutte le sensazioni che ti fanno piacere, che ti fanno stare bene. Può essere un massaggio con olii profumati, un bagno turco, una bella nuotata in piscina, una lunga seduta dal parrucchiere. Regalati un po’ di tempo per te stesso, per prenderti cura del tuo aspetto e presentarti al mondo al tuo meglio

  • guardarsi intorno
    che cosa ti piace delle persone che frequenti? Sono tutte stratosferiche, perfette, irraggiungibili? Probabilmente no, eppure le trovi amabili e sei contento di frequentarle. Come vedi tu applichi agli altri dei criteri di giudizio diversi e molto meno severi di quelli che usi per te stesso, e anche chi ti vuol bene probabilmente ha nei tuoi confronti uno sguardo benevolo e tollerante

I consigli per volersi bene
Non ti piaci? Vedi solo i tuoi difetti? Niente di grave, è un problema più diffuso di quanto pensi. Che cosa puoi fare in concreto per apprezzarti di più.

  • non sottrarti agli sguardi
    quando qualcuno ti guarda con una certa insistenza, abbassi gli occhi e vorresti scomparire. Eppure sai benissimo che la comunicazione non avviene soltanto attraverso la parola, e che le espressioni, tanto le tue quanto quelle degli altri, sono importantissime. Lasciati guardare, e guarda a tua volta

  • sfrutta la paura
    se le situazioni nuove ti creano disagio, non usare tutte le energie disponibili per cercare di dissimulare il tuo imbarazzo, ma trasformane almeno un po’ in azione: parla, vai per primo incontro agli altri

  • lanciati
    non aver paura di scoprire ambienti nuovi e di fare nuove esperienze, e a poco a poco diventerai capace di adattarti ai contesti sconosciuti in un tempo ragionevole. Pensa a quanta esperienza puoi fare, a quanto ti può arricchire uscire dal tuo solito ambiente

  • ispirati ma non copiare
    le esperienze degli altri sono vuote di energia per noi, ciascuno deve vivere le proprie in prima persona. Osservare gli altri, specialmente quelli sicuri e disinvolti o quelli che ammiriamo può essere una fonte insostituibile di ispirazione per crearci uno stile personale, ma non per scimmiottare il loro. Guarda, rifletti e prendi nota – tutto può servire per costruirti il tuo modo di comunicare e di interagire con gli altri e con l’ambiente

  • imponiti
    se parli sempre a voce troppo bassa e magari con la bocca coperta dalla mano, sforzati di alzare un pochino il tono della tua voce, e di guardare il tuo interlocutore negli occhi. Dall’assenza di contatto non può nascere alcuna relazione, e invece chissà, potresti essere sorpreso dalle scoperte che una nuova conoscenza ti consente di fare

  • realista e ragionevole
    quante volte ti sei posto obiettivi irraggiungibili, poi ovviamente non li hai raggiunti e questo ti ha fatto sentire ancora peggio di prima? Avere fiducia in se stessi vuol dire conoscere i propri pregi ma soprattutto i propri limiti. Potresti provare a riflettere sui tuoi obiettivi prima di lanciarti, e magari frazionarli in piccole tappe raggiungibili. Se sei restato nei limiti del ragionevole, vedrai che a ogni singola tappa raggiunta ti sentirai un po’ più forte

  • osservati
    conoscere i propri errori è importantissimo per evitare di ripeterli, e questo vuol dire prendersi il tempo di analizzare le sconfitte passate e gli errori già commessi, che si tratti di lavoro o di vita privata. Migliorare non vuol dire non sbagliare mai più, ma sbagliare un po’ meno e in modo nuovo

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Pagina aggiornata al 11/05/2007

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