Il punto di vista
di Bernardo Carducci
Tradizionalmente, la timidezza viene considerata un
problema personale, che si manifesta in alcune
circostanze e che riguarda alcune persone dotate di
profonda auto-consapevolezza, bassa autostima e
anticipazione delle situazioni, in particolare
quelle di possibile rifiuto. I timidi compiono un
errore di attribuzione che consiste nel ritenere di
essere costantemente sotto esame, osservati
e
valutati. Esistono dei timidi che diventano
cinici, in quanto si sentono rifiutati dagli
altri proprio a causa della loro mancanza delle
abilità sociali. Non riescono a mettersi in
contatto con gli altri e sono arrabbiati per questo.
Vivono un senso di alienazione e tendono a sentirsi
superiori quando si credono rifiutati.
La
difficoltà fondamentale dei timidi consiste
nell’avere bisogno dimaggiore tempoper iniziare una relazione con una persona,
e, in generale, per affrontare una situazione nuova.
Nel momento in cui la conoscenza si approfondisce,
la timidezza non costituisce più un ostacolo.
Spesso
i timidi si impegnano intensamente per cercare di
superare la loro timidezza, ma invano. A volte,
utilizzano le tecniche sbagliate: si
costringono a comportarsi da estroversi, frequentano
situazioni sociali, parties, pubs, discoteche, si
avvicinano agli altri ma si aspettano sempre che
siano gli altri a iniziare una discussione.
Questa passività fa sì che cedano il
controllo dell’interazione agli altri.
Inoltre,
sono dei perfezionisti - vorrebbero che ogni
cosa che fanno e dicono sia la migliore e che gli
altri siano sempre pronti ad osservarli e a
giudicarli. Cercano di auto-indursi una
modificazione cognitiva, ad esempio ripetendo delle
affermazioni positive, ma parlare solo a se stessi
non è sufficiente: è necessario imparare come
rivolgersi agli altri.
Un
altro atteggiamento profondamente scorretto è
rappresentato dall’uso più o meno saltuario di alcool
o droghe come mezzi per infondersi coraggio, per
vincere le inibizioni. Questi espedienti, però, non
forniscono le abilità sociali di cui i timidi sono
carenti, mentre interferiscono con le loro funzioni
cognitive.
Anche
la convinzione dell’esistenza di una pillola‘miracolosa’ per risolvere il loro
disagio non giova ai timidi. A questo proposito, in
primo luogo, si deve precisare che il trattamento
farmacologico deve essere valutato da uno
specialista; in secondo luogo, si indirizza solo ai
casi patologici di ansia sociale e di personalità
evitante. L’idea della pillola, inoltre, asseconda
la tendenza a volere tutto e subito, senza alcuna
fatica e ignora le cause psicologiche e
socio-relazionali del disagio.
Infine,
anche le nuove tecnologie come Internet, che
accelerano e intensificano la complessità delle
relazioni, generando conoscenze in breve tempo
svantaggiano i timidi, che hanno bisogno di più
tempo per le prime interazioni. Inoltre, alcune
ricerche hanno rilevato che latecnologia
sta aumentando e cronicizzando la timidezza nelle
persone. Le nuove tecnologie vengono viste come
strumenti che aumentano l’isolamento sociale,
l’indifferenza reciproca, contribuiscono a ridurre
la frequenza degli scambi emotivi tra gli individui,
ma soprattutto offrono poche occasioni per poter
esercitare le proprie abilità sociali, che come
abbiamo visto sono carenti nelle persone timide.
Per
certi versi, quindi, le nuove tecnologie
svantaggiano i timidi, per altri li favoriscono,
perché consentono di osservare senza essere visti,
richiedono meno sforzi rispetto a una interazione
faccia a faccia e consentono un maggiore controllo
della situazione.
I
rischi delle conoscenze online
consistono nel fatto possono favorirel’isolamento,
nella misura in cui rinforzano la propria
prospettiva ristretta, conducono all’alienazione e
all’intolleranza per i diversi da sé. Inoltre,
l’anonimato può indurre a creare una
rappresentazione di sé non veritiera. Internet in sé
è solo uno strumento: il suo essere buono o cattivo
dipende dall’utilizzo che se ne fa. Anzi, Internet
in questo senso, favorisce le nuove conoscenza, la
socializzazione, consente di superare le difficoltà
iniziali nei rapporti tra persone - a patto che il
tutto non si limiti ad una conoscenza che rimane
solo sul piano virtuale.
La
quasi totalità dei timidi ritiene che il problema
stia esclusivamente dentro di loro, ma lasoluzione
sta fuori. E’ necessario, innanzi tutto, porre
fine al processo di rimuginazione sulle proprie
insicurezze e diventare consapevoli delle persone
che stanno intorno.
Coloro
che riescono a fronteggiare la solitudine con
successo, come prima cosa riconoscono di essere
timidi, comprendono la natura e la dinamica della
timidezza, i suoi effetti sul corpo, sui processi
cognitivi e sul comportamento e agiscono in base
alla loro autoconsapevolezza. Essi riescono ad accettare
che non hanno grandi abilità oratorie, che si
sentono a disagio nelle situazioni sociali, che
prestano più attenzione ai loro pensieri ed
emozioni piuttosto che all’interlocutore, o, più
in generale, a ciò che sta accadendo intorno. Si
convincono a priori che non avranno nulla da dire
nel corso di una conversazione. Il timido di
successo non cambia ciò che è, ma ilmodo
in cuipensa e le azioni che compie. Non
c’è nulla di male nell’essere timidi.
Fai
pace con te stesso
Non ti sopporti più?
Proprio quando ne hai abbastanza di te stesso i tuoi
complessi possono travolgerti. Piccoli consigli per
stimarsi di più.
accettarsi invece
di sfogliare le riviste e metterti a piangere,
perché non provi a fare di te stesso un tipo?
Invece di conformarti, potresti cercare di
distinguerti, sia valorizzando al massimo i tuoi
pregi fisici, sia giocando con i tuoi difetti.
Il fascino personale non dipende dalla bellezza,
e quindi puoi averne quanto ne vuoi
combattere è
meglio impiegare le energie per migliorarsi che
per piangersi addosso. In tutti noi c’è
spazio per il miglioramento, quello che conta è
avere la volontà di progredire, di andare
avanti e di dare il meglio di sé
confrontarsi un
dialogo aperto e sincero con gli altri potrebbe
farti scoprire che tutti, anche le persone di
cui non l’avresti mai sospettato, hanno
qualcosa di sé che non amano – eppure hanno
imparato a conviverci, e forse non attribuiscono
ai propri difetti tutta l’importanza che tu
dai ai tuoi
contare hai
mai scritto su un foglio di carta tutte le
qualità che ritieni di avere? Fallo, e ti
accorgerai che non sono poche e che anzi, tutto
sommato non sei niente male. E per quanto
riguarda le pecche, invece, pensa a limarle,
farle sparire se è possibile, oppure
migliorarle
riappropriarsi
del corpo ritrova
tutte le sensazioni che ti fanno piacere, che ti
fanno stare bene. Può essere un massaggio con
olii profumati, un bagno turco, una bella
nuotata in piscina, una lunga seduta dal
parrucchiere. Regalati un po’ di tempo per te
stesso, per prenderti cura del tuo aspetto e
presentarti al mondo al tuo meglio
guardarsi
intorno che
cosa ti piace delle persone che frequenti? Sono
tutte stratosferiche, perfette, irraggiungibili?
Probabilmente no, eppure le trovi amabili e sei
contento di frequentarle. Come vedi tu applichi
agli altri dei criteri di giudizio diversi e
molto meno severi di quelli che usi per te
stesso, e anche chi ti vuol bene probabilmente
ha nei tuoi confronti uno sguardo benevolo e
tollerante
I
consigli per volersi bene Non ti piaci? Vedi solo i tuoi difetti?
Niente di grave, è un problema più diffuso di
quanto pensi. Che cosa puoi fare in concreto per
apprezzarti di più.
non
sottrarti agli sguardi quando
qualcuno ti guarda con una certa insistenza,
abbassi gli occhi e vorresti scomparire. Eppure
sai benissimo che la comunicazione non avviene
soltanto attraverso la parola, e che le
espressioni, tanto le tue quanto quelle degli
altri, sono importantissime. Lasciati guardare,
e guarda a tua volta
sfrutta
la paura se
le situazioni nuove ti creano disagio, non usare
tutte le energie disponibili per cercare di
dissimulare il tuo imbarazzo, ma trasformane
almeno un po’ in azione: parla, vai per primo
incontro agli altri
lanciati non
aver paura di scoprire ambienti nuovi e di fare
nuove esperienze, e a poco a poco diventerai
capace di adattarti ai contesti sconosciuti in
un tempo ragionevole. Pensa a quanta esperienza
puoi fare, a quanto ti può arricchire uscire
dal tuo solito ambiente
ispirati
ma non copiare le
esperienze degli altri sono vuote di energia per
noi, ciascuno deve vivere le proprie in prima
persona. Osservare gli altri, specialmente
quelli sicuri e disinvolti o quelli che
ammiriamo può essere una fonte insostituibile
di ispirazione per crearci uno stile personale,
ma non per scimmiottare il loro. Guarda,
rifletti e prendi nota – tutto può servire
per costruirti il tuo modo di comunicare e di
interagire con gli altri e con l’ambiente
imponiti se
parli sempre a voce troppo bassa e magari con la
bocca coperta dalla mano, sforzati di alzare un
pochino il tono della tua voce, e di guardare il
tuo interlocutore negli occhi. Dall’assenza di
contatto non può nascere alcuna relazione, e
invece chissà, potresti essere sorpreso dalle
scoperte che una nuova conoscenza ti consente di
fare
realista
e ragionevole quante
volte ti sei posto obiettivi irraggiungibili,
poi ovviamente non li hai raggiunti e questo ti
ha fatto sentire ancora peggio di prima? Avere
fiducia in se stessi vuol dire conoscere i
propri pregi ma soprattutto i propri limiti.
Potresti provare a riflettere sui tuoi obiettivi
prima di lanciarti, e magari frazionarli in
piccole tappe raggiungibili. Se sei restato nei
limiti del ragionevole, vedrai che a ogni
singola tappa raggiunta ti sentirai un po’ più
forte
osservati conoscere
i propri errori è importantissimo per evitare
di ripeterli, e questo vuol dire prendersi il
tempo di analizzare le sconfitte passate e gli
errori già commessi, che si tratti di lavoro o
di vita privata. Migliorare non vuol dire non
sbagliare mai più, ma sbagliare un po’ meno e
in modo nuovo