Se
andare d’accordo con gli altri è complicato, con
noi stessi il rapporto non è certo più facile.
Alle 8 del mattino lo specchio può rimandarci
un’immagine che ci piace, ma ora di sera potremmo
vederci disfatti e il nostro tono di umore ne
soffrirà inevitabilmente. Uno sconosciuto ci taglia
la strada o un problema al lavoro ci innervosisce e
ci costringe
a interrogarci sulle nostre competenze, ed ecco che il
rapporto con la nostra immagine si altera e
riemergono ricordi bui, giudizi negativi e antichi
rimproveri. Nel tempo, il
nostro livello di autostima è infatti soggetto a
variazioni, e i fattori che lo fanno cambiare
possono essere di natura contingente, come quelli
dei nostri esempi, oppure storici, cioè legati al
passato.
I
fattori
contemporanei o contingenti riguardano come ci
valutiamo nelle situazioni attuali, e qui conta la
conoscenza di noi stessi e delle nostre abilità:
così, se per qualcuno una torta malriuscita può
essere la prova che è negato per la cucina, qualcun
altro penserà di non essere portato solo per le
torte, e non per la cucina in generale. I fattori
storici riguardano invece i giudizi di persone
che per noi sono state importanti,
e qui conta soprattutto come
questi giudizi sono stati espressi: i
giudizi arbitrari, cioè imprevedibili o
mutevoli, possono rendere instabile la nostra
autostima perché ci convincono che non abbiamo
alcun controllo su come gli altri ci valutano, e che
il nostro comportamento non potrà influenzare le
loro opioni. Così anche le valutazioni
coercitive, quelle che ci spingono a pensare,
sentire e comportarci in un certo modo, possono
spingerci a dipendere dall’approvazione altrui e a
dimenticare i nostri desideri e i nostri bisogni. E
ovviamente, noi tutti siamo tanto
più sensibili ai giudizi degli altri quanto
più siamo giovani.