Amore,
fiducia o stima? Sono tre concetti difficili da
distinguere perché sono quasi sinonimi, eppure l’amore
di sée
la fiducia
in sé sono proprio i
pilastri che permettono all’autostima di
esistere:
L’amore
per noi stessi ci
permette di accettare carenze e difetti
con indulgenza
e ci autorizza ad accordarci
valore e importanza anche se siamo
consapevoli delle nostre imperfezioni
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L’autostima quando
lo sguardo che rivolgiamo a noi stessi è
privo d’amore, la mancanza di autostima
ci invade: dubiteremo sempre di noi e del
nostro diritto
ad affermarci e a essere
felici
E’
impossibile essere neutrali o indifferenti
a se stessi, e l’assenza di amore per sé
sfocia sempre in condotte autoaggressive
– evidenti o mascherate: la mancanza
di rispetto per la propria persona si
manifesta sul piano fisico con la
trascuratezza, della salute e
dell’aspetto; sul piano
affettivo si manifesta nel sopportare
maltrattamenti, indifferenza e crudeltà;
e in tutti gli altri ambiti nel lasciarcorrere,
nel vegetare
– per esempio in un lavoro noioso perché
è meglio che non avere un lavoro, o al
contrario nel lavorare troppo e non
concedersi pause nemmeno quando si è
malati. Non si riesce insomma ad
accordarsi il diritto di essere felici, e
ci si costringe a una
vita senza piaceri. Senza che si
riesca a capire
bene perché, la vita ristagna, senzapassioni
e senza entusiasmi
La
mancanza di fiducia in se stessi produce
una specie di rottura nella comunicazione
tra il corpo e la volontà : ci sentiamo
paralizzati, arrossiamo, impallidiamo,
balbettiamo… e così crediamo
di sapere a cosa attribuire questi
sintomi. Ma questa carenza interiore si può
manifestare in modo molto più subdolo, e
molto più efficace:
siamo
incapaci di scegliere:
accumuliamo corsi su corsi, eppure non
abbiamo ancora deciso – insegnante o
assistente sociale? Anche se ci sembra
di sapere perché non abbiamo ancora
scelto, in realtà nonriusciamo
a scegliere, per esempio perché
temiamo di non riprenderci più se per
caso sbagliamo
siamo
arroganti:
siamo “troppo” di tutto,
ostentiamo titoli, beni, amicizie…
questo finto complesso di superiorità
in realtà nasconde un disagio, perché
perdiamo il contatto con la nostra
vita e ci preoccupiamo solo
dell’impressione che produciamo
sugli altri
vogliamo
avere sempre ragione:
sappiamo tutto noi, e tutto meglio di
chiunque altro, e guai a chi ci
contraddice! Siamo così incapaci di
parlare di noi e delle nostre emozioni
che ci sentiamo vivi solo nella lotta
e nel conflitto
evitiamo
l’intimità:
per noi, meglio le relazioni pubbliche
di quelle private, meglio quelle
superficiali di quelle profonde.E
del resto, come potremmo fidarci degli
altri se non ci fidiamo neanche di noi
stessi?
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L’autostima quando
lo sguardo che rivolgiamo a noi stessi è
privo d’amore, la mancanza di autostima
ci invade: dubiteremo sempre di noi e del
nostro diritto
ad affermarci e a essere
felici
Di
cosa si nutre la nostra autostima? Secondo
André e Lelord, per stimarci noi abbiamo
bisogno di due cose: di sentirciamati
e di sentirci
competenti. Sentirsi amati significa
sentirsi apprezzati, desiderati,
simpatici…, mentre sentirsi competenti
significa sentirsi abili, dotati e insomma
capaci di reggere il confronto con gli
altri. Questo
bisogno si riflette naturalmente in tutti
i campi della nostra vita, ed è
perenne perché “la stima di sé non
è data una volta per tutte”, e anzi “è
una dimensione della nostra personalità
particolarmente mutevole … e ha bisogno
di essere alimentata regolarmente.”