“Non
valgo niente”, “non so dire di no”, “ho
paura dei giudizi altrui”… ma davvero è sempre
colpa dei nostri genitori? Susan Cloninger ha
condotto uno studio molto interessante in proposito,
e le sue conclusioni sono che “gli individui che
appartengono a minoranze svalorizzate, come gli
omosessuali o gli handicappati, non hanno per forza
una scarsa stima di sé, perché l’obbligo
di proteggersi individualmente e collettivamente
ha un
effetto stimolante e protettivo.” Molte altre
ricerche americane hanno prodotto risultati
equivalenti: bambini cresciuti in un ambiente
familiare “ideale” hanno finito per essere adulti
insicuri, mentre bambini allevati in ambienti
disagiati o addirittura violenti sono diventati adulti
di successo, consapevoli
del proprio valore e alla ricerca del meglio per
sé. L’autostima è il riflesso delle nostre
convinzioni circa le nostre capacità, è l’atteggiamento
che abbiamo nei confrontidei
nostri successi e dei nostri fallimenti: un
genitore rassicurante ma non iperprotettivo e che ha
fiducia nelle nostre capacità ci fornirà rassicurazione
e riconoscimento,
a tutto vantaggio della nostra autostima. E
questo genitore, padre o madre che sia, non
farà mai dipendere l’affetto dalla stima, e
quando deludiamo le sue aspettative noi sappiamo che
il suo
affetto resta immutato.