No,
secondo Salomé. “Credo che questo sia uno
dei nostri desideri più assurdi, anzi, è
un’utopia. L’amore di un altro può darci
l’impressione di compensare la nostra incapacità
di amarci, perché ricopre l’angoscia con un velo
di tenerezza e di sicurezza molto aleatorie, ma si
tratta di un’illusione, tanto pericolosa
quanto vana. Quando non ci si ama si è
nell’attesa di un
amore incondizionato, e questo tipo di domanda
ci fa mettere continuamente alla prova l’amore
dell’altro, senza concedergli tregua. E’ come
obbligarsi a vivere in permanenza nella paura, e
nell’incertezza
di essere veramente amati”.
“L’amore
che non inscrive in una relazione di qualità non è
nutriente. Solo la possibilità di creare
insieme una relazione vitale e creativa apre le
porte a tutte le possibilità dell’amore. Pensiamo
all’amore comea
una sciarpa: se la relazione è malata, o noi
vorremo gestire l’estremità dell’altro, o
cercheremo di fargli gestire la nostra. In una
relazione rispettosa delle responsabilità di
ciascuno, ogni partner diventa responsabile della
sua “estremità del rapporto”, e può quindi
definire se stesso e la sua posizione senza bisogno
di definire o alienare l’altro.” Questo
posizionamento responsabile è l’antidoto
alla dipendenza, alla frustrazione e al
conflitto distruttivo, perché ci lascia accedere
alla nostra creatività, alla nostra indipendenza e
libertà di essere, o come scrive Salomé, “nel
rapporto con l’altro ci
fa raggiungere il meglio possibile, il
nostro e quello del nostro partner”. Anche André
ha parole molto simili: “in amore l’autostima ci
rende menodipendenti,
perché non abbiamo bisogno degli altri per sentirci
vivi e pensare di valere. Sceglieremo di condividere
i sentimenti senza aggrapparci disperatamente a
nessuno, e ci impegneremo nella relazione con
maggiore fiducia. Alcuni si stimano così poco che
preferiscono negarsi una vita sentimentale
piuttostoche rischiare di soffrire.”