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Volersi bene

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Volersi bene

con la collaborazione di Anna Fata

Per cominciare il nostro viaggio nell’autostima, dobbiamo trovare una giusta posizione tra gli ideali smisurati che non raggiungeremo mai, e i complessi che ci impediscono di raggiungere i nostri obiettivi. Secondo gli psichiatri Christophe André e François Lelord, autori del best-seller La stima di sé, l’autostima si costruisce a partire da tre pilastri fondamentali: l’amore di sé, la visione di sé, e la fiducia in sé.

L’amore di sé è quello che più o meno coincide con il concetto di narcisismo, troppo spesso confuso con l’egocentrismo. Se il nostro narcisismo non è abbastanza saldo difficilmente avremo una buona opinione di noi stessi. Amarsi significa quindi accettare i propri difetti e gli inevitabili fallimenti senza morire di vergogna ma piuttosto con una certa indulgenza – e continuare ad apprezzarsi anche in situazioni lesive per il nostro amor proprio, come essere lasciati, perdere il lavoro, e così via

La visione positiva di sé non è quasi mai in rapporto con il nostro riflesso oggettivo nello specchio, perché noi ci vediamo a partire dalle nostre convinzioni intime più profonde, cioè dai nostri pregiudizi su noi stessi. Questo spiega come possa succedere che il modo in cui ci giudichiamo lasci a volte sorpresi gli altri. E’ il caso per esempio di quelle persone che soffrono per un difetto fisico che nessun altro sembra notare, o di altre che accettano un lavoro al di sotto delle loro capacità, lasciando sbalordito chi le conosce e le giudica capaci di ben altro. Insomma, avere una visione positiva di noi stessi ci consente di affrontare e di combattere le avversità, e di perseverare negli sforzi anche quando i risultati sono incerti o tardano ad arrivare. Nella vita professionale l’autostima ci regala una maggiore resistenza ai fallimenti, oltre che una visione più chiara di quello per cuisiamo fatti”, e di cui siamo capaci

La fiducia in se stessi conduce all’azione. Capita a tutti di detestarsi in qualche occasione, o di trovarsi geniali a mezzogiorno e imbecilli alla sera, perché i nostri umori sono fluttuanti per natura, e sono loro a condurre la danza. Ma se l’amore e la visione di sé sono più o meno inafferrabili, la fiducia in se stessi si lascia osservare meglio e di più. Quando c’è, è quella che ci evita il panico in una crisi inaspettata, ci permette di fronteggiare il futuro senza pensare  “non ce la farò mai”, e ci lascia liberi di concentrarci sui risultati che vogliamo ottenere, più che sull’inutile lotteria “ci riuscirò? non ci riuscirò?”. Quando invece scarseggia, la nostra attitudine all’azione diminuisce, ed eccoci pronti a rifiutare una promozione per paura di non esserne all’altezza, o un nuovo incontro d’amore perché temiamo di non piacere o di soffrire. Come scrivono André e Lelord, “la stima di sé non appartiene solo al campo psicologico, ma si ripercuote in tutti gli altri ambiti della vita e a tutti i livelli: sociale, economico, politico”.

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