Secondo
lo psichiatra Tisseron “in
ogni essere umano si trova un desiderio voluttuoso e
crudele di abbassarsi, di diventare sempre più
piccolo, insomma di occupare il minor spazio
possibile”. Questa tensione verso il basso sarebbe
associata a un
pericoloso desiderio di alienazione e di
dipendenza, che ci rende tributari dello sguardo
e del giudizio degli altri. Quello che Tisseron ci
vuol dire è che la
fiducia in se stessi si costruisce: “essa è
il prodotto di una vittoria sugli ostacoli, interni
ed esterni, che ciascuno incontra inevitabilmente
sul suo cammino. E questa vittoria non sarà mai
totale, perché ognuno ha le sue carenze, le sue
paure e i suoi complessi”. Alberto Eiguer invece
ci mette in guardia contro gli
eccessi della presunzione, grazie ai quali il
desiderio legittimo di benessere si trasforma in
pretesa di felicità assoluta, la fiducia in se
stessi nella sensazione di essere invulnerabili,
l’immaginazione e la voglia di sognare possono
trasformarsi in delirio, così come il desiderio di
migliorarsi può sconfinare in un’ansia
rigoristica di perfezione. E Christophe André
aggiunge che il narcisismo spinto agli eccessi mina
la nostra capacità di amare, perché “i
narcisisti si fidano solo delle proprie intuizioni,
e immaginano che legarsi
agli altri sia un segno di debolezza e di
rammollimento. Per questo preferiscono giocare la
carta dell’indifferenza, che nel loro caso non
solo è autentica, ma si accompagna a un
allontamento e a una svalutazione
degli altri, soprattutto quando devono loro
qualcosa.”